Ci risiamo. Ogni anno la stessa storia. O meglio, lo stesso servizio. "Emergenza caldo!". Ogni anno in una data che oscilla tra il 15 giugno e il 15 luglio appare lui, il servizio sull'estate e sul caldo. Sempre i soliti spezzoni con tipe che mangiano il gelato, nonne che si rinfrescano alle fontanelle e vecchietti all'ombra in qualche piazza. Ormai sono talmente tanti anni che gira quel servizio che non mi stupirei di vedere un listino prezzi dei gelati con i prezzi in lire. Ogni anno gli stessi consigli. Mangiate frutta e verdura. Bevete molto. Evitate le ore più calde, pericolose soprattutto per bambini e anziani. Sempre le stesse quattro cose. Quattro cose, per altro, che sono talmente ovvie che le sanno anche i muri ormai.
Non amo i telegiornali. Non li ho mai amati. Forse questo mio odio è dovuto al fatto che la tv accesa durante la cena implica una riduzione dei miei sproloqui giornalieri. O forse odio semplicemente le notizie e i messaggi che ci vengono propinati. Politica? Sempre le stesse facce, sempre le stesse diatribe, sempre le stesse grane. Economia? No, grazie, non fa per me. Attualità? Quasi sempre troppo incentrata sul delitto del momento (avete mai notato che appena un delitto inizia ad avere meno presa sull'opinione pubblica si trova subito il degno sostituto?).
E cosa dire dei "servizi ciclici"? Quei servizi che si ripetono ciclicamente ogni tot mesi. Esempi? Il caldo in estate. L'influenza in inverno (con il relativo mantra: state al caldo-lavatevi le mani-evitate luoghi affollati). L'epidemia mortale di turno che serve solo a far salire le vendite dei disinfettanti. I cani feroci che sbranano la gente (anche loro vanno a periodi: in una settimana 10 cani sbranano 15 persone e poi più nulla per mesi). La malasanità.
Ma c'è un ambito in cui i tg danno il meglio di loro stessi: le catastrofi. Ok, capisco che dobbiamo essere informati su quello che avviene nel mondo, però certe cose a me fanno andare di traverso la cena. Ora di cena. Televisione accesa. Il telegiornale trasmette un servizio su una catastrofe, che può essere uno tsunami, un terremoto, un alluvione, un'eruzione vulcanica o, eventualmente, una guerra. Immagini terribili di gente che soffre, ferita, moribonda. Case distrutte, paesaggi devastati. E tu sei lì, nella tua calda e accogliente casetta, seduta al tavolo della tua cucina con la tua famiglia, con davanti la tua cena e ti viene voglia di piangere per quella povera gente. Ma dopo poco alla tristezza si sostituisce il nervoso. Perchè? Perchè l'inviato di turno va a intervistare un sopravvissuto alla catastrofe che è comunque ferito e quindi in un letto d'ospedale e gli dice: "Signor X, lei ha perso la sua casa, il bestiame grazie al quale lei viveva è stato decimato, i suoi campi con il raccolto di quest'anno sono stati devastati e sua moglie e suo figlio sono gravemente feriti. Come si sente?" Ma porca *****! Ma come vuoi che si senta? Cosa dovrebbe risponderti? "Sto benissimo, l'ottimismo è il profumo della vita!"?? Oppure "Meno male che i campi sono andati, così posso finalmente coronare il mio sogno di fare il montatore dei mobili dell'Ikea! Ne avevo proprio le palle piene di fare il contadino!"?? E' ovvio che questo poveraccio, così come tutti gli altri che sono nella sua stessa situazione, sta da schifo, non ha neanche la forza di spaccarti il microfono in testa dopo una domanda così idiota!
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